conoscenza ecologica indigena

La conoscenza ecologica indigena (CET) è stato documentata e decodificata sistematicamente da meno di un secolo dagli etno-botanici ottenendo brillanti risultati: traducendola cioè spesso in medicinali e farmaci usati di routine ormai in tutto il mondo (un esempio per tutti: gli anestetici usati in chirurgia).

Nel campo dell’ecologia animale invece non c’è stato uso significativo della CET fino a tempi recenti. La mia specializzazione nella decodifica rigorosa della CET in relazione alla conservazione della natura, acquisita sul campo, consiste nell’effettuare sopralluoghi, monitoraggi e studio di specie rare o nel preparare piani di gestione di aree naturali controllate da popolazioni indigene facendo tesoro appunto di questo tipo di conoscenza.

Durante il mio impegno decennale in Siria, come esperto di fauna e aree protette, mi è venuto naturale di conoscere gradualmente gli usi e costumi locali, la cultura e la lingua. Nella fattispecie sono entrato in contatto e mi sono immerso nell’affascinante mondo dei nomadi beduini del deserto siriano.

Mi sono reso ben presto conto che le persone che potevano più aiutarmi nel rinvenire specie di fauna della steppa interessanti e rare erano proprio loro, quelli che abitano da sempre in quei posti inospitali ed essenziali, i pastori nomadi -oltre che i cacciatori, spesso anche loro di origine nomade, residenti a Palmira.

Gradualmente ho apprezzato e rispettato sempre di più la loro esperienza e conoscenza -oltre a essere loro grato per la disponibilità a condividerla - ed i risultati non si sono fatti attendere. In particolare grazie alla stretta collaborazione con uno dei cacciatori più autorevoli di Palmira cominciai a rinvenire specie molto rare che da solo non avrei trovato così facilmente. Fino a quando, lo stesso cacciatore, non mi condusse verso l’incredibile scoperta dell’ultima colonia vivente di Ibis eremita del Vicino Oriente.

Sapevo che in campo scientifico ed accademico questo tipo di conoscenza veniva snobbata e minimizzata sistematicamente, liquidandola come “sapere aneddotico”. Così misi a punto un sistema scientifico per trattare questo tipo di conoscenza in maniera critica e rigorosa e in questo modo riuscì a pubblicare un articolo su una rivista scientifica internazionale proprio sulla scoperta dell’Ibis eremita in Siria tramite approccio CET.

Un editoriale della Ornithological Society of the Middle East del 2005 testimonia come questa originale metodologia aprì una breccia e cominciò a far apparire sotto una luce nuova e più positiva la CIT applicata alla conservazione della natura.

Quando anni dopo mi spostai a lavorare alla conservazione del Manumea a Samoa, ho applicato la stessa metodologia, adattandola alle diverse condizioni socio-culturali ed ecologiche. Anche in quel caso ottenendo risultati apprezzabili, cioè pubblicando il primo articolo scientifico di conservazione sul Manumea -mentre un secondo è attualmente in cantiere.

Grazie al lavoro sull’Ibis eremita siriano e sul Manumea samoano, ritengo di aver dimostrato che un approccio di lunga durata di tipo CET garantisce migliori risultati in relazione appunto allo studio di specie molto rare e/o elusive, rispetto ad un approccio di tipo BIORAP, cioè tramite sopralluoghi veloci condotti sul breve periodo da equipe di esperti internazionali.

Certamente molto dipende dal fatto che non sono molti gli studiosi che possano permettersi o siano disposti a spendere anni a contatto con le popolazioni indigene tanto da impararne la lingua e familiarizzare con la loro cultura e CET; la maggior parte di loro infatti spende poche settimane e impiega gli esperti locali al massimo come assistenti di campo o guide durante spedizioni molto focalizzate.

La letteratura scientifica sull’argomento CET in campo animale è abbastanza risicata: esiste soltanto una raccolta di articoli pubblicata nel 2010 con il titolo di “Etno-ornitologia”.

Le aree della conservazione della natura che più possono beneficiare da un approccio CET sono le seguenti: ricerca sul campo, sopralluoghi, monitoraggi, studio di specie rare ed elusive protezione, gestione, controllo e applicazione regole in aree naturali di pregio sotto controllo indigeno educazione e sensibilizzazione.